Partito di Alternativa Comunista

Ilip: operai in sciopero per il caldo torrido in fabbrica

Ilip: operai in sciopero

per il caldo torrido in fabbrica

 

 

Intervista a Nico Diluca (Pdac)

 

Alla Ilip di Valsamoggia, in provincia di Bologna, venerdì 17 luglio le lavoratrici e i lavoratori hanno incrociato le braccia per opporsi alle condizioni insopportabili causate dal caldo torrido di questa estate infuocata che non lascia tregua. Un caldo non casuale, come ci tengono a precisare i lavoratori nel loro comunicato: è una condizione irreversibile causata dal capitalismo.
Lo sciopero è stato proclamato dalla Allca-Cub, sindacato di base, federato alla Cub (Confederazione Unitaria di Base), che organizza le lavoratrici e i lavoratori dei settori chimico, gomma-plastica, vetro e farmaceutico. Una protesta esemplare che ha ricevuto l’attenzione di molte altre realtà lavorative che hanno solidarizzato con le lavoratrici e i lavoratori Ilip, la cui lotta dimostra che è possibile (e auspicabile) ribellarsi e non accettare passivamente le condizioni disumane del lavoro salariato.
Ne parliamo con Nico Diluca, quadro operaio del Pdac e dirigente della Allca-Cub, da anni impegnato nel sindacalismo di base.

 

Nico, venerdì 17 luglio l’Allca-Cub ha proclamato uno sciopero di 8 ore alla Ilip di Valsamoggia, puoi spiegarci le cause?

Le cause sono dovute principalmente al caldo torrido che rende letteralmente insopportabile l’attività lavorativa. Nel nostro settore, la gomma-plastica (Ilip produce vaschette e materiale monouso in plastica), forni e trafile sono parte del processo produttivo, stiamo parlando di macchinari che generano di per sé molto calore. Se a questo aggiungiamo le turnazioni massacranti a cui siamo sottoposti, la situazione si fa ancora più critica.

 

Come si è arrivati allo sciopero?

Non è stata una decisione improvvisa: sono settimane che i lavoratori subiscono un clima insopportabile, abbiamo anche chiesto un’assemblea alla Rsu e agli Rls (organismi a gestione esclusiva di Cgil e Usb, in quanto sindacati firmatari dell’accordo vergogna sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014), ma siamo stati sistematicamente ignorati. Alla fine c’è solo un linguaggio che arriva alle orecchie del padrone: lo sciopero! E così è stato.

 

Ci sono stati effetti dopo lo sciopero?

Magicamente si sono attivati per pulire i filtri degli impianti di raffreddamento e per potenziare i medesimi. Continueremo a monitorare la situazione. Se le misure adottate dall’azienda non saranno sufficienti la Allca-Cub è pronta a riunirsi con le altre organizzazioni per decidere come proseguire la lotta.

 

Qual è il rapporto con gli altri sindacati in fabbrica?

Noi abbiamo un canale continuo di dialogo con tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro collocazione sindacale. Per quanto riguarda le direzioni dei sindacati non è un mistero che abbiamo fatto scelte politiche, anche e soprattutto in termini di rappresentanza e indipendenza di classe, assai diverse. Detto questo siamo sempre disponibili e ricerchiamo sempre l’unità d’azione nella lotta: l’adesione di Usb allo sciopero è stata molto apprezzata e importante, credo sia il frutto di una forte pressione dei lavoratori e di una loro disponibilità alla lotta. Per quanto riguarda la Filctem-Cgil possiamo dire che non è venuto meno il ruolo di pompieri della lotta di classe che in molti, in tutto il Paese, conoscono fin troppo bene.

 

Lo sciopero è riuscito bene?

Decisamente sì, c’è stata una risposta delle lavoratrici e dei lavoratori, anche interinali, di tutte le collocazioni sindacali o non iscritti ai sindacati. Sono molte le linee di produzione che si sono arrestate completamente.

 

Oggi la crisi climatica è una realtà consolidata e genera eventi meteorologici estremi, quali sono le cause?

Come abbiamo scritto nel nostro comunicato di proclamazione dello sciopero, non si tratta di una casualità meteorologica, ma di un effetto diretto della crisi climatica causata dal capitalismo. Dobbiamo andare oltre alla narrazione riformista della «responsabilità antropica»: la responsabilità non è di tutta l’umanità, ma di quella sparuta minoranza di capitalisti che si arricchiscono sfruttando la forza lavoro di milioni di lavoratrici e di lavoratori. Per questo motivo la lotta per la giustizia climatica è prima di tutto lotta di classe, che deve partire proprio dalle fabbriche.

 

Nico, ci avviamo verso la conclusione, nel comunicato di fine sciopero avete dato molto risalto alla riduzione di orario a parità di salario, perché è importante secondo voi?

Pensiamo sia una delle rivendicazioni più importanti, valida per tutte le lotte dei lavoratori: ridurre l’orario di lavoro significa assorbire la disoccupazione, conciliare i tempi vita col lavoro e, nel caso specifico, ridurre il tempo di esposizione al calore in fabbrica. Il capitalismo al contrario vuole spremere al massimo ogni lavoratore, gestendo le oscillazioni di mercato col lavoro precario, gli appalti e subappalti, tutto un mondo popolato in gran parte da immigrati e donne.

 

Abbiamo visto che la vostra lotta è stata ripresa anche dal Fronte di Lotta No Austerity, puoi spiegarci di che si tratta?

Il Fronte di Lotta No Austerity è un progetto di fronte unico delle lotte al quale aderiamo come gruppo di lavoratori Ilip, insieme a tante altre realtà. Quindi è più corretto dire che siamo noi stessi    parte del Fronte. Credo che il punto di forza del Fronte sia quello di unire tutte le lotte contro il capitalismo, a prescindere dalle appartenenze sindacali.

 

Oltre ad essere un dirigente sindacale, militi nel Pdac: secondo te è importante l’impegno politico oltre a quello sindacale?

Per me la militanza al partito è la cosa più importante, senza la quale si svuoterebbe di senso il mio impegno nella lotta di classe. Parto dalla mia esperienza personale: io posso dire di aver rinvigorito il mio impegno sindacale grazie al partito. Spesso, specialmente per gli attivisti sindacali, si corre il rischio di venire sovrastati dallo sconforto, uno sconforto instillato ad arte dalle direzioni opportuniste delle burocrazie sindacali, che mirano sempre a scoraggiare le lotte e a scaricare le loro responsabilità sui lavoratori.
Nel partito studiamo molto la storia del movimento operaio e i classici del marxismo, le coscienze dei lavoratori possono cambiare e cambiano proprio nella lotta. Questo è il principale compito di un partito di avanguardia costruito sulle lotte quotidiane. Il solo impegno sindacale non basta, tutte le nostre conquiste saranno sempre effimere e precarie nel capitalismo, ma per liberarci dal capitalismo e costruire una società diversa, per noi il socialismo, è necessario costruire un partito rivoluzionario e internazionale.

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